Ridimensiona il carattere

Informazioni

Galleria d'Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni
Broletto di Novara
Via Fratelli Rosselli, 20
28100 Novara
Telefono +39 0321 3702770
Numero Verde 800 500 257
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Progetto e realizzazione

Capitolium Artis

Con il contributo di:

Fondazione Cariplo

Il broletto

Novara e il suo Broletto
Gli edifici del Broletto sorgono proprio nel centro della città, prospettando verso sud sulla piazza del Duomo (ora piazza della Repubblica) e aprendosi verso nord con un grande arco in laterizio su corso Italia, una delle vie commerciali più importanti del centro urbano.
Le costruzioni, disposte a quadrilatero attorno ad un cortile centrale, vennero erette in tempi successivi, dal secolo XIII al XVIII.
Fra gli edifici il più noto è il Palazzo Arengario, situato sul lato nord, imponente nella sue forme architettoniche medioevali (secoli XIII-XIV); quello più suggestivo il Palazzo del Podestà, per le finestre ad arco acuto decorate da importanti cornici di terracotta (fine secolo XIV, inizio XV). A questi si affiancano ad est il Palazzetto dei Paratici, il cui corpo antico ascritto alla metà del secolo XIII è nascosto dalla loggia dai caratteri barocchi (secolo XVIII); a ovest il Palazzo della Refenderia ampiamente ristrutturato nel Novecento in forme quattrocentesche (eretto fra la fine del secolo XIV e il XV, documentato come sede di uffici nel 1618).
Era in questo cortile e in questi palazzi che, in antico, si svolgeva la vita pubblica della città: nella grande sala arengaria venivano eletti i consoli; nel cortile si teneva il mercato (soprattutto dei grani, dei legumi e della biada con il relativo passaggio di carri), erano letti i bandi dai banditori dall’alto della pietra ancora conservata; sotto gli arconi si trovavano i banchi dei consoli di giustizia, i condannati venivano esposti alla gogna. In epoca successiva in questi palazzi furono collocati gli uffici per un’amministrazione civica che diventava sempre più faraginosa e impegnativa e, a partire dal 1800, durante l’età napoleonica, spostati nel 1798 gli uffici comunali, furono situati gli Uffici Giudiziari. Anche se gli interventi edilizi furono continui (impegnativi quelli del 1589, 1613, 1619, 1671, 1711, 1740, 1752) fu nell’Ottocento che furono eseguiti quelli più importanti, tali da rendere quasi irriconoscibile l’antica struttura. Infatti nel 1800 in questi edifici vennero collocate la Pretura e la Magistratura d’Appello per il Dipartimento dell’Agogna e nel 1807 la Corte di Giustizia Civile e Criminale. I lavori di adeguamento eseguiti, seppure sotto la direzione di due fra i professionisti più attenti attivi in Novara in quegli anni, l’ingegnere Stefano Ignazio Melchioni e l’architetto Luigi Orelli, snaturarono le caratteristiche interne e gli antichi equilibri volumetrici degli edifici con la manomissione dei passaggi e delle aperture.
Per il Broletto novarese, inoltre, molto importanti erano (e sono) i due accessi a sud e a nord perché creavano una comunicazione diretta del recinto con la vita commerciale della città. Soprattutto lo era l’arcone verso sud, che dal 1209 metteva in relazione il Broletto con il pasquario della cattedrale di Santa Maria, con il suo quadriportico, il battistero e con i portici di legno dove i mercanti avevano aperto le proprie botteghe (i ‘ricioli’). Il passaggio creava un accesso rapido anche con la piazza del mercato degli ortaggi, la Piazza delle Erbe (ora Cesare Battisti), spazio nel quale trovava sviluppo e completamento l’antica filiera economica del Novarese. Infatti, sulla piazza e intorno ad essa erano insediati i ‘beccai’ e i ‘calegari’ (macellai e calzolai), cioè quelle attività strettamente legate alla lavorazione dei prodotti derivati dai bovini, allevati nelle campagne circostanti. Queste, essendo ricche di acque, avevano permesso, già dal secolo XII, un’organizzazione territoriale basata sulle cascine (i ‘mansi’) e la creazione delle ‘marcite’, che consentendo un numero maggiore di tagli annuali di erba facilitavano l’allevamento.

Gli edifici: vicende storiche

II Palazzo Arengario
L’edificio, che si trova sul lato nord del cortile sorse su edifici preesistenti: la sua datazione è testimoniata sia dagli elementi documentari (7 febbraio e 3 settembre 1208), sia dai caratteri strutturali e architettonici, rilevati da Giuseppe Bronzini e da Giovanni Lazanio nel 1928, prima degli interventi di restauro. In un primo periodo si innalzò la mole maggiore, quella che ora si vede dal cortile. Il palazzo si presenta come un blocco massiccio con muratura in laterizio, con il piano terra scandito da solenni arcate che sorreggono l’ampia e unica sala, senza soffitto ma con la copertura ritmata da imponenti capriate lignee (di restauro). Alla sala si può accedere dall’esterno da una scala coperta addossata all’edificio ovest (di restauro). L’interno è illuminato dalle trifore, quattro aperte nelle muratura sud, tre in quella nord, con colonnette di pietra; di queste solo le colonnette di una finestra a nord sono originali.

Il Palazzetto dei Paratici
Il fronte del palazzo collocato sul lato ad est del cortile è nascosto dalla loggetta di età barocca documentata nel 1752. Di questo edificio si sono conservate le murature perimetrali mentre l’interno è stato completamente ricostruito durante i restauri degli anni trenta del Novecento per collocarvi il Museo Civico, aprendo anche nuove finestre e passaggi.
Documentato già nel 1285 e nel 1295, era sede di quelle associazioni simbolo della libertà comunale che potevano eleggere i propri consoli e che si potevano radunare per discutere dei propri interessi ‘al suono della campana’. che si trovava sulla torre situata nell’angolo sud-est del cortile. Questa, abbattuta nel 1834, fu ricostruita in altre forme durante i restauri degli anni trenta per fornire l’accesso alla loggetta e al Museo Civico.

Il Palazzo del Podestà
Sul lato sud il recinto del Broletto è chiuso dal Palazzo del Podestà. Quasi interamente ricostruito negli anni trenta l’edificio si compone di due piani: al piano terreno un portico a cinque luci (le ultime due verso ovest riaperte nel 1928) imprime snellezza alla costruzione che, al piano superiore, è ulteriormente ingentilita da una serie di finestre a sesto acuto inserite in cornici di terracotta decorata. Molti furono gli interventi effettuati, soprattutto nel secolo XIX quando divenne l’abitazione del Prefetto.
Le antiche decorazioni esterne ad affresco rimasero invece ben visibili e ancora nel 1928 gli stemmi e le tracce di festone furono ripresi e, ampiamente integrati, vennero ripetuti sulle facciate di questo edificio e di quello ad ovest.

Il Palazzo della Referenderia
Questo edificio, situato ad ovest del cortile, venne ricostruito pressochè interamente durante i restauri degli anni trenta del Novecento. In antico, il piano superiore era sede di uffici qui collocati dal governo spagnolo, mentre al piano terra ospitava botteghe affittate a privati. La costruzione dell’edificio risale fra la fine del secolo XIV e il XV.
Attualmente l’edificio è costituito da un corpo rettangolare con arcate chiuse al piano terra e una serie di finestre al primo piano che riprendono il modello di quelle del Palazzo del Podestà.

 La campagna di restauro degli anni trenta del Novecento (1926-1935)
I restauri che interessarono gli edifici nei primi decenni del ‘900 impressero al Broletto quell’unità stilistica e decorativa che a tutt’oggi è ancora percepibile. Gli interventi più significativi furono orientati all’integrazione e alla ricostruzione ‘in stile’, e se da un lato risposero all’ideale culturale di impronta romantica che identificava la storia del passato con la ricostruzione di atmosfere e ambienti di gusto teatrale, dall’altra distrussero tutte le tracce che gli edifici conservavano della loro storia vera, verificatasi nel corso dei secoli.
Gli interventi furono voluti dagli uomini di cultura che avevano nella Società storica novarese l’elemento primario di aggregazione (fra i quali si segnala Alessandro Viglio, direttore del Bollettino Storico per la Provincia di Novara, pubblicato a cura dell’associazione e dal 1917 al 1943 Direttore della biblioteca e delle collezioni civiche) e dalla classe politica al potere in quegli anni: entrambi i gruppi ritenevano questi edifici preziosi simboli della storia urbana gli uni del passato, gli altri dell’antica grandezza comunale a cui formalmente si ispiravano.
Vennero eseguiti sotto il costante controllo della Soprintendenza torinese in tre momenti successivi seguendo il progetto, in parte modificato in corso d’opera, redatto dall’ingegnere Giuseppe Bronzini e dall’architetto Giovanni Lazanio nel 1926-1928 sulla base di studi storici condotti in prima persona dal Viglio. Il primo nucleo di interventi, seguito dal Soprintendente Cesare Bertea, datò dal 1928 al 1930 e vide la riorganizzazione dei due edifici più significativi, il Palazzo dell’Arengo e il palazzo del Podestà e la ricostruzione del cortile. Il secondo momento fu coordinato dal Soprintendente Guglielmo Pacchioni e interessò gli anni 1930-1934. Pacchioni abbandonò il restauro stilistico e impose concetti di intervento più moderni. A questo periodo risalì la messa a punto della sede del Museo Civico nell’edificio a est e la sistemazione delle aree a nord e a ovest ancora occupate dalle edificazioni private che vennero abbattute e integrate, ottenendo l’isolamento quasi completo del Palazzo Arengario. Gli interventi sul corpo ad ovest furono invece interrotti e ripresero sotto la direzione del Soprintendente Vincenzo Mancini che affidò il controllo del cantiere all’architetto Vittorio Mesturino. I restauri si conclusero nel 1935.
A partire da quella data fino al 2011 nell’edificio ad est trovarono sistemazione i materiali del Museo Civico al primo piano e le raccolte archeologiche al piano terra; al primo piano del Palazzo del Podestà e dell’edificio ad ovest la collezione di arte moderna donata nel 1930 da Alfredo Giannoni alla città; al piano terra dell’edificio ad ovest trovarono collocazione i magazzini museali con le opere non esposte. Il salone dell’Arengo venne riservato alle cerimonie pubbliche e alle esposizioni d’arte particolarmente significative.

Testo a cura di Emiliana Mongiat Babini

Bibliografia essenziale
Cognasso F. (1992), Storia di Novara, Novara.
Tomea Gavazzoli M.L. (a cura di) (1987), Museo Novarese. Documenti studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, Novara.
Viglio A. (1928), L’antico palazzo del Comune di Novara e gli edifici minori del Broletto, con progetto di restauro Bronzini-Lazanio, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», XXII, pp. 1-116.