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Informazioni

Galleria d'Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni
Broletto di Novara
Via Fratelli Rosselli, 20
28100 Novara
Telefono +39 0321 3702770
Numero Verde 800 500 257
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Progetto e realizzazione

Capitolium Artis

Con il contributo di:

Fondazione Cariplo

Donazione Giannoni

Alfredo Giannoni nasce a Novara nel 1862 da Paolo e da Adele Gatti, entrambi appartenenti a una famiglia di estrazione piccolo borghese relativamente agiata. Sull’esempio dei fratelli, entra a far parte dell’amministrazione dello stato lavorando come impiegato presso le ferrovie del regno d’Italia; al contempo dimostra uno spiccato interesse enciclopedico-erudito di stampo positivista nei confronti della cultura e dei documenti storico-artistici, accompagnato alla volontà di rafforzare la propria posizione sociale nell’ambito della realtà novarese. Tra il 1903 e il 1912 affianca al proprio impiego la gestione del Teatro Faraggiana, alternando ai tradizionali spettacoli d’intrattenimento altri di maggiore impegno culturale.
Nel corso del primo decennio del secolo Alfredo Giannoni consolida anche la propria situazione economica subentrando alla madre nella proprietà del negozio di oreficeria di famiglia abbandonando il lavoro nelle ferrovie. Grazie a una maggiore disponibilità di denaro e di tempo, si dedica anche ad attività finanziarie che, proseguendo negli anni, gli permettono di accreditarsi come banchiere. Celibe per scelta, dopo il 1900 Alfredo Giannoni inizia a interessarsi anche al collezionismo d’arte del suo tempo costituendo attraverso gli anni una cospicua raccolta di pittura e scultura italiana, inizialmente ospitata nella propria dimora di via Carlo Alberto 2. Anche attraverso l’amicizia con Alessandro Viglio, dal 1917 direttore dei Musei Civici di Novara, negli anni Venti matura e si attua il progetto di donare la raccolta al Comune ospitandola nelle sale dell’antico Broletto: le opere entrano così a far parte del patrimonio pubblico novarese in tre momenti diversi, nel 1930, nel 1935 e nel 1938.
Alfredo Giannoni muore a Novara nel 1944 all’età di 82 anni.

L’interesse di Alfredo Giannoni per la pittura e la scultura del proprio tempo può essere riferito con una certa attendibilità almeno al primo decennio del Novecento; acquisti sicuri, effettuati nell’ambito delle rassegne indette dalla Famiglia Artistica Milanese, sono tuttavia documentati solo negli anni della prima guerra mondiale. Inizialmente Giannoni si orienta verso artisti lombardi quali Giovanni Sottocornola e Achille Tominetti, ma, grazie all’amicizia stretta con Carlo Fornara e Giovanni Battista Ciolina, nel contempo si apre anche alla pittura di Enrico Cavalli e, in generale, degli artisti della Val Vigezzo.
Ben presto altri stimoli intervengono a irrobustire una passione ormai divenuta testimonianza di uno status sociale sempre più autorevole e sicuro: il rapporto con il direttore dei Musei Civici di Novara Alessandro Viglio e la parentela acquisita con il noto tenore Giuseppe Borgatti, che accentuò i riferimenti di Giannoni alle interrelazioni tra musica, pittura e poesia favorendo il suo incontro con Plinio Nomellini di cui entrano a far parte della collezione alcuni capolavori. E, nell’ambito del divisionismo, il novarese acquista opere di Angelo Morbelli, del ligure Rubaldo Merello e dei romani Enrico Lionne e Camillo Innocenti; ancora Nomellini è forse tramite per un allargamento verso la pittura toscana degli allievi di Fattori, del gruppo labronico e in particolare di Lorenzo Viani.
Nel corso degli anni Venti la raccolta diventa ricca e complessa, accogliendo opere anche di formato significativo acquistate sul mercato e in occasione di importanti rassegne. I gusti di Giannoni si rivelano intanto eterogenei, spaziando dall’Ottocento tardo romantico e dalle sue implicazioni veriste al primo Novecento intimista e rassicurante: il naturalismo viene declinato in tutte le sue articolazioni regionali, dai piemontesi (Antonio Fontanesi, Lorenzo Delleani) ai lombardi (Eugenio Gignous, Pompeo Mariani, Achille Formis, Camillo Rapetti, Paolo Sala), dai veneti (Guglielmo Ciardi, Angelo Dall’Oca Bianca, Alessandro Milesi, Ettore Tito) ai toscani (Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Luigi Gioli), dai romani (Hermann Corrodi) ai napoletani (Giuseppe De Nittis, Giacinto Gigante, Filippo e Giuseppe Palizzi).
Nei confronti di Novecento, Giannoni concede delle aperture, verso la fine degli anni Venti e negli anni Trenta, sia pure optando per una tendenza moderata, anche in virtù della nuova amicizia con Pietro Gaudenzi, artista gradito all’establishment ufficiale. Consolidando il rapporto con il critico Raffaello Giolli, il collezionista acquista alla Galleria Cotroney di Novara un compatto nucleo di opere rappresentative del Novecento Italiano che costituiscono il punto di arrivo dell’articolata raccolta: da un lato Domenico De Bernardi, Cesare Monti, Pietro Marussig, Baccio Maria Bacci e Achille Funi, dall’altro Francesco Trombadori, Francesco Casorati, Giovanni Costetti, Gianni Vagnetti. Con questi sviluppi la collezione, iniziata in chiave localistica o lombarda, esula dal solo taglio tradizionale o regionale per orientarsi verso un più ampio spettro di rappresentatività nazionale.